L’economicità delle Riforme di Renzi

Il presidente del consiglio presenta la propria proposta di riforma del Senato e mentre si coalizzano strane alleanze in difesa della democrazia, val la pena provare a ad analizzare l’approccio di Renzi alla riforme con un metodo che, se non è pienamente economico, può definirsi almeno “quasi -economico” perché prova ad applicare il raffronto tra costi e benefici a grandezze non obbiettivamente misurabili e pertanto introduce una non trascurabile componente di arbitrarietà.

Il primo aspetto che balza all’occhio è il tentativo di applicare una sorta di leva operativa ossia di sfruttare più intensamente rispetto al passato alcune risorse esistenti: se già spendo dei soldi per eleggere un sindaco e pagargli un lauto stipendio, allora tanto vale utilizzare questo rappresentante, oltre che per l’attività principale, anche come componente di organi che non saranno più elettivi, come le nuove province (trasformate in entità di secondo livello) o il Senato.

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