Fermiamo la fame nel mondo

La fame nel mondo è una cosa terribile e inaccettabile per chiunque sia dotato di un cervello per comprendere e di una coscienza per sentire. Ogni 30 secondi 14 bambini muoiono di fame o per malattie derivanti o aggravate dalla malnutrizione. Se includete li adulti si arriva a 29. Quando avrete finito di leggere questo articolo, più di 50 persone saranno morte di fame. È inaccettabile, occorre intervenire con la massima urgenza.

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Una risposta a Fermiamo la fame nel mondo

  1. Mauro Di Nardo ha detto:

    Della fame nel mondo

    Perché mai la fame quando l’uomo dispone della crescita del cibo, e l’animale e la pianta, per attenuarla? Forse perché l’acqua come sua premessa non disposta ugualmente sulla Terra? E quindi non è qui che deve attivarsi per fare sì che cessi? Ma come può disporsi in tal distensivo senso se il suo raggio d’azione limitato alla sua comunità e sia con suoi confini sulla Terra e con sua lingua variegata in egli?

    A chi o cosa serve la sua comunità e lingua variegata se comunque sottostante al medesimo dilemma innato e inteso l’ossigeno e il cibo e l’abitazione per attenuarlo come altrimenti sua abbreviata morte? Ma può porsi detta domanda in un mondo in cui la fame è l’espressione della sua volontà e ovviando qualsiasi argomento che la denota protesa alla sempre e comunque sofferenza della sua circostanza sulla Terra?

    Cosa ostruisce la dissoluzione della fame se presente ogni circostanza per impedire una sua nascita? E la risposta non è quella che si intrattiene sulla Terra come femmina e maschio? Cioè una doppia sua in partenza espressione benché lo dicevamo sottostante all’uguale dilemma e l’ancora sua morte? Come mai si insiste cosiddetto e così sua opposizione ad ogni suo ordinamento vigente sulla Terra e sua comunità?

    Come fa ad intrattenere la comunità nella specie come la femmina nel maschio e la prima che si avvale dei ripari e rimedi del secondo ma estromettendosi e che può facilmente ravvisare con gli occhi suoi in partenza sua doppia espressione e quindi la logica che lo invalida? Come fa ad eludere la mimica facciale della femmina e come sua condanna di ogni suo avverso al suo cospetto e dopo in suo senso attivarsi?

    Come fa a prestare fede alla femmina come la tutrice della prole quando la risultanza la fame nel mondo? Farebbe costruire un ponte da chi mai si è dimostrato in grado di porlo in essere di modo che sia in partenza e arrivo quella stabilità necessaria per infine difendersi dalla morte? Ma non è così che la femmina lo critica di intrattenersi nel mezzo invece di adoperarsi per ridurlo al minimo indispensabile?

    Non è pertanto ogni sua comunità sulla Terra l’invalidare la cronologia degli eventi ed ostentando la lingua variegata la sua premessa benché la sappia un suo effetto? Come fa a risolvere il dilemma che lo impone trasformarsi in sonorità intonata altrimenti? Non è questa assurda formula che causa la fame nel mondo? Potrà mai divenire ogni suo destinatario della detta comunità in sua espressione con la lingua?

    Il divenire, come instancabilmente contestato dal filosofo italiano Emanuele Severino, non è detta assurdità e appunto pretendendo ogni suo esponente la realtà trasformata in parole? Ma come potrà riuscire in detto suo intento se pertanto ha da fare sì che le sue parole abbiano da permanere anche senza di egli e in quanto sennò spente? E cioè arrestate in mancanza di loro supporto e che solo egli può fornire?

    Non deve perciò prima formulare con sue parole una sua meta e il cosiddetto niente e a cui dopo si adegua come anche la sua base e con il suo corpo la sua espressione e via per raggiungerla? Come fa così a raggiungere qualcosa con suo arrivo la sua partenza? Non è forse questa la follia che Emanuele Severino ha ravvisato nell’uomo e maggiormente laddove al cospetto della premessa per attenuare l’innata morte?

    E cioè più vicino all’acqua e pertanto sua espressione che si limita a sospendere il suo simile ma non prima di averlo ravvisato nel dilemma che di suo costituisce sulla Terra come il privilegiato per caso ed essendo nato al cospetto dell’elemento che fa sì che la difesa dalla morte sia più dispendiosa laddove meno data la possibilità per attenuarla e appunto il flusso esistenziale che l’uomo imita principio.

    Può davvero l’uomo proporsi la sua salvezza eludendo la dinamica naturale la premessa della sua espressione? Ma stiamo dicendo che Emanuele Severino sta esprimendo che la scienza non avrà l’ultima parola e in quanto la ravvisa contare le stelle per evitarsi il recupero e parificando la femmina con il maschio ma così la medesima nel suo dispendio di energia per altrettanto costruire l’abitazione da cui latita.

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