In offesa di chi difende gli evasori

La mia posizione sul tema si potrebbe efficacemente sintetizzare così:

O tu che difendi chi decide di non dare allo stato, quel  non ritiene adeguato, come la prenderesti se uno venisse alla tua bottega e dopo aver consumato “decidesse” senza consultarti  di pagare meno di quel che chiedi?

Insomma per quanto alta sia la pressione fiscale, sgradevole lo stato nell’esercitarla e scadente nei servizi che offre NON è una giustificazione per la decisione unilaterale di violare la legge.

E’ sicuramente comprensibile la condizione di vessazione di molti contribuenti onesti che devono fronteggiare lo stato rapace e incapace, nonché ingiusto, visto che quando è in debito lui latita, come va certamente accettato che esiste un minimo fisiologico di evasione che non è possibile eliminare. Tuttavia che l’evasione si può giustificare per via dell’elevata pressione fiscale, proprio non sta in piedi.

Il mio amico Gilberto mi ha fatto notare che quando sono milioni a infrangere la legge dovremmo porci il problema se quella legge non vada cambiata: certo che va cambiata! Lo vedono pure i sassi che la pressione fiscale nel nostro paese è fuori dalla grazia di Dio, Questa non è comunque una giustificazione per chi decide di farsi “giustizia” da solo evadendo.

Sostenere che si può evadere perché le tasse sono alte è come tagliare le ruote all’auto di chi ci ha parcheggiato fuori dal cancello, magari darà soddisfazione, ma l’efficacia nei confronti della controparte è quantomeno dubbia. Per intenderci chi evade fornisce allo stato solo pretesti aggiuntivi per essere ancora più rapace, non certo il contrario.

Finché è in vigore, la legge va rispettata. Se ci permettiamo  individualmente di arrogarci il diritto di stabilire delle eccezioni cosa rimane dello stato di diritto? Va pure chiarito che ‘sta legge non ce l’ha imposta un dittatore e non prevede la violazione di diritti umani. Stiamo parlando di tasse in un paese democratico(dal quale, ricordo, non è vietato emigrare) una roba contro la quale si può fare una campagna d’informazione, costituire un’associazione o un partito, ma per la quale non mi pare il caso di scomodare la resistenza civile.

Altri sostengono che invece della piazzata andrebbero fatti dei controlli a tavolino incrociando i dati presenti negli archivi informatici: sacrosanto che gli incroci vadano fatti e presumo che ne siano al corrente anche chi è preposto a fare le verifiche, ma perché invece? Dai  giornali si legge che il fatturato di molti esercizi presso i quali erano presenti dei controllori è esploso, ecco questa cosa si poteva fare con gli incroci a casa? No e neanche possiamo piazzare un finanziere fuori da tutti i negozi per incentivare la gente a fare lo scontrino. Però è possibile mettere la pulce nell’orecchio che un po’ di nero non è possibile eliminarlo (neanche in uno stato di polizia), ma che chi si lascia prendere la mano un qualche rischio di venire beccato ce l’ha.

E’ servita dunque la piazzata pubblica? Ha fruttato più di quello che è costata? Secondo me data la diffusione dell’evasione e il modo con il quale viene percepita nel sentire comune, un segnale di inversione di tendenza è anche più importante ed efficace di molti controlli concreti che hanno ovviamente il limite fisico delle risorse disponibili.

Tirando qualche sommetta:

  1. Un po’ di evasione si può comprendere (specie in uno stato bizantino come il nostro), ma  mai si può giustificare chi decide arbitrariamente di infrangere la legge: se parcheggi male perché avevi fretta, puoi sperare che non ti facciano la multa oppure fare ricorso, ma non vale l’argomento che quel divieto era sbagliato.
  2. Evasione e Elevata pressione fiscale sono storie diverse, vanno affrontate in contesti diversi e qualunque nesso causale è tutto da dimostrare
  3. Lo stato rapace e incapace è un serio problema di tutti che va affrontato, ma gli evasori grossi e grassi sono i suoi maggiori alleati, non certo i suoi nemici, come qualcuno vorrebbe far credere.
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