L’allenatore nel pallone

Come reagiremmo se facessero alla nostra squadra del cuore quello che il governo italiano sta facendo al paese?

Da questo spunto propongo alcune riflessioni  su nfA

Ve lo ricordate Marcello Lippi? Quello  dei mondiali del 2010? Quello che un paese intero avrebbe voluto crocifiggere? Scommetto che ce lo ricordiamo tutti.

Bene adesso guardate al governo attualmente in carica, al presidente del consiglio e provate a immaginare cosa avremmo se si trattasse di una squadra di calcio e del suo allenatore. L’Italia non sarebbe solo una squadra che perde  con tutti, che lascia andare via i suoi giocatori migliori e che usa male quelli che ha a disposizione; per aggiungere le beffe al danno, avrebbe  anche un allenatore che non fa per niente il suo lavoro, che nega l’evidenza e che ci copre di ridicolo agli occhi del mondo.

Com’è che l’indignazione popolare che ha colpito il CT della squadra Italia  non investe anche il presidente del consiglio? Va bene che la politica non è una faccenda seria come il calcio [nota dell’editor: il calcio, in Italia, è infatti faccenda più sentita dal popolo e questo già risponde alla domanda :-)], ma la reazione degli italiani non vi sembra un po’ troppo mite?

Alcune Ipotesi

Affinchè una democrazia funzioni in concreto e non solo sul piano formale, è necessario che gli elettori abbiano la possibilità e la volontà di punire (qui spiegato meglio da Sandro Brusco) e premiare i propri rappresentanti eletti. Perchè da noi non avviene?

Se torniamo all’esempio calcistico mi vengono in mente due congetture:

  1. l’elettore non vede la partita in diretta, ma basa il proprio giudizio su telecronache faziose quando non palesemente mendaci;
  2. la sua valutazione dell’operato degli eletti è distorta da dissonanze cognitive dovute all’atteggiamento “religioso” nei confronti dell’ideologia politica: la parte politica come la squadra di calcio.

Il punto 1, insieme ad altri fattori (tipo  porcellum e difficoltà di ricostruire le responsabilità precise dei governanti) incide sulla possibilità degli elettori di esercitare efficacemente il proprio controllo. Ad esempio mi è capitato di vedere qualche minuto di questa trasmissione, nonostante il tentativo dell’ospite tedesco e della conduttrice di sollevare domande concrete sull’operato del governo e sull’immagine che di esso hanno all’estero, l’altro ospite è riuscito a deviare il discorso fino a dare l’idea che gli USA vedono nel nostro premier un prezioso alleato e comunque uno che ha portato stabilità di governo al paese. L’assenza quasi totale di analisi, se non obbiettive almeno non completamente distorte, si unisce alla cattiva abitudine di NON discutere mai sulla base di evidenza, dati numerici, fatti insomma (sul tema un articolo recente ed un evergreen). Come si fa dunque a punire l’allenatore della squadra che ha perso se le telecronache prima ci dicevano che vinceva, poi che ha pareggiato giocando meglio degli altri e oggi ammettono a mezza bocca che forse non ha vinto?

Il punto 2 è testimoniato dal fatto che gli italiani non sembrano capaci di votare contro chi governa male, come evidenziato da Sandro qui e qui. Anche persone molto intelligenti, capaci di analisi puntuali e obbiettive in altri contesti, cedono alla tentazione di sostenere che la propria parte, se non migliore, è meno dannosa delle alternative. Un ulteriore elemento di “religiosità” politica si può riscontrare nella frequenza con cui da noi ci si definisce in antitesi: anti-comunisti, anti-fascisti, anti-clericali eccetera, avallando una visione del mondo in bianco e nero (o con me o contro di me) che difficilmente consente di prendere atto dei limiti della propria parte politica.

Qualche conclusione

Dove ci ha portato questo stato di cose è sotto gli occhi di tutti: solo la minaccia di un vero tracollo finanziario è riuscita oggi a produrre un graduale riconoscimento della gravità della situazione. Che cosa possiamo fare?

Il primo passo è sicuramente abbandonare anche gli ultimi residui di qualsiasi religione ideologica, se non vogliamo esercitare il controllo è inutile chiedersi come metterlo in pratica. Non dobbiamo ragionare più in termini dei nostri e dei loro, ma di chi ha fatto o può fare qualcosa di buono e smetterla di credere alle promesse di chi ha già dato prova di non essere capace di mantenerle.

Posto che decidiamo di  capire veramente se l’Italia vince o perde, per farci un’idea meno distorta c’è internet (due siti a caso qui e qui), la stampa straniera e di recente alcune testate italiane che non prendono soldi pubblici.

L’ultimo passaggio è ovviamente il voto. Quello ufficiale (si spera dopo aver abolito il porcellum) e tutti gli altri tipi di voto (ad es con il telecomando) che possiamo esercitare quotidianamente quali ad esempio:

  • votare con il telecomando contro  gli pseudo-giornalisti e in generale i servi che travisano la realtà in televisione e sulla carta stampata (in quest’ultimo caso punendo i giornali che offrono un informazione scadente);
  • votare con la tastiera, commentando gli articoli su internet e manifestando il nostro proprio giudizio sull’operato in tutte le altre occasini disponibili;
  • votare con il portafogli non comprando i libri, i giornali, le tessere di partito o sindacali di quelli che contribuiscono alla rovina del paese;
  • Votare con i piedi ove fosse l’unica opportunità rimasta.

Smettiamola di chiederci di chi è la colpa e di illuderci che sia di una persona sola: dovremmo prendere in considerazione l’idea che sia anche colpa nostra.

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