Burocrazia ed Ecofanatismo irresponsabile

Su LinkiestaLuca Faenzi ha preso le difese del Presidente dalle Provincia di Torino, Antonio Saitta,

reo di non aver concesso terreni agricoli alla multinazionale svedese per uno dei suoi megastore blu elettrico da centottantamila metri quadri.

Facendo sfumare un investimento da 70 milioni di euro e 250 posti di lavoro. In difesa del coraggioso provvedimento il giornalista elabora un interessante parallelo:

Ora, mettiamo che un conoscente arrivi a casa vostra in un caldo pomeriggio di agosto con due belle birre ghiacciate e chieda in cambio di darsi una rinfrescata. Chiaramente all’inizio acconsentireste senza fare problemi. Mettiamo però che il vostro conoscente pretenda di lavarsi le ascelle nel lavello della vostra cucina, quello che usate per lavare i piatti. Direste allo scroccone che se si vuole rinfrescare può usare il bagno o che altrimenti può levarsi dai piedi con le sue ambrate fermentazioni di luppolo.

Mi permetto qualche piccola aggiunta. Mettiamo che:

  • Voi siate in difficoltà economiche e i vostri figli da qualche tempo facciano un solo pasto al giorno
  • Che il conoscente oltre alle birre è disposto a pagarvi un importo che consente ai vostri figli una migliore e più completa alimentazione
  • Che il conoscente abbia i suoi motivi per preferire la cucina (magari è troppo alto o basso per il lavandino del bagno)

Convince ancora l’idea che scacciare lo “scroccone” sia la scelta migliore? Anche se negargli l’accesso al lavandino ha un costo per la salute dei figli?

Questo per non menzionare il fatto  che Ikea è tra le aziende che al mondo trattano meglio i dipendenti e sono maggiormente rispettose dell’ambiente. Burocrazia miope e irresponsabile nella peggiore tradizione italica.

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5 risposte a Burocrazia ed Ecofanatismo irresponsabile

  1. alex ha detto:

    Magari qualche falegname del posto ringrazia

  2. luigi zoppoli ha detto:

    I falegnami che operano dove si ono i negozi IKEA, in genere aumentano i loro volumi di lavoro. Per favore vediamo di parlare con consapevolezza di causa.

  3. Gentile Massimo,

    la storia del lavello è una provocazione e lei l’ha capito bene. La questione è certo complessa e non è facile per un’amministrazione dare risposte che sappiano tutelare il territorio e dare occupazione facendo convivere entrambe le giuste richieste.
    Faccio solo notare che ognuno di noi spende fiato ed energie a lamentarsi come nel nostro nessuno rispetti le regole. Ed è strano che quando, per una volta, qualcuno le fa rispettare in nome della tutela del territorio, riceva più insulti che plausi.
    Una buona pianificazione territoriale e il coraggio di farla rispettare credo siano le basi dello sfruttamento del suolo e dello sviluppo. Questo è il punto.

    Saluti,

    Luca

    • sarnomax ha detto:

      Compresa la provocazione.
      L’intento della mia contro-provocazione era di sottolineare l’entità degli interessi contrapposti perché credo sia fondamentale per formulare un giudizio sulla decisione presa contro l’ikea.
      NON stiamo parlando di un ecomostro dal tremendo impatto ambientale e NON si tratta del solito  caso di impresa (nel nostro paese tristemente frequente) che se ne infischia della legge.
      Quanto alle regole sono assolutamente d’accordo che vadano rispettate e che dal mancato rispetto dipendano tanti mali del nostro paese.
      Tuttavia, a mio modesto avviso, il governante capace deve essere in grado di perseguire gli interessi della popolazione e non limitarsi ad uno sterile formalismo che si sostanzia in una burocrazia miope e irresponsabile.
      Tutti i terreni una volt erano agricoli.  Ovunque in Italia le imprese e i privati  prima costruiscono e poi condonano, quando non sversano rifiuti tossici; domanda da un milione di dollari: davvero non c’era un modo legale e civile per evitare che questi signori portassero altrove i loro soldi e i connessi posti di lavoro?

  4. st ha detto:

    La faccenda,per quello che ho letto era un po’ piu’ complessa di come è stata descritta,in particolare c’erano numerose aree alternative per costruire lo store,che pero’ avevano come controindicazione in uno o due casi il fatto di non essere agricole e percio’ di costare di piu’,fermo restando che io penso alla burocrazia italica come ad uno dei piu’ grossi problemi che abbiamo.

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